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Cenni storici del
Comprensorio
Pietre ed i loro usi
CENNI STORICI DEL COMPRENSORIO
Dopo la totale chiusura delle miniere, il baricentro dell'attività' estrattiva nell'area del Verbano Cusio Ossola si è spostato verso la pratica della coltivazione di materiali litoidi, attività' tuttora fiorente, di notevole rilevanza economica che offre, tra le altre cose, un'occasione di riscoperta di culture e tradizioni plurisecolari altrimenti disperse. L'estrazione e la lavorazione delle pietre naturali affondano le proprie radici nel medioevo; esse hanno prodotto un'antica attività' artigiana che si è tramandata come patrimonio tradizionale delle popolazioni locali consentendo, durante lo sviluppo storico e fino ai giorni nostri lo sfruttamento di una risorsa fondamentale per l'edilizia e le ornamentazioni. I manufatti hanno oltrepassato i confini locali per espandersi in tutta l'Italia ed all'estero proprio per la loro bellezza e caratteristiche tecniche, soprattutto d'applicazione nel settore produttivo dei rivestimenti, degli arredi urbani e del recupero architettonico, con particolari applicazioni all'ornamentazione di metropolitane, aeroporti e palazzi di maggiore o minore prestigio sociale e opere monumentali sia Europee che di tutto il Mondo.

Oltre ai materiali silicatici, l'Ossola ha la fortuna di possedere marmi di gran pregio che hanno consentito di valorizzare non solo la sua storia architettonica, ma anche quella di grandi città. La dolomia Ossolana ha da sempre giocato un ruolo di primaria importanza, il marmo di Creola, ad esempio veniva sicuramente già utilizzato in epoca romana, anche se ne è documentato l'uso nella Chiesa di Domodossola solo a partire dal XIII° secolo e di sicuro si sa che nel XIV° secolo la cava "La Pavia", da cui esso veniva estratto è stata ceduta alla
Fabbriceria del Duomo di Pavia, che lo ha utilizzato copiosamente nell'edificazione del Duomo di Pavia, città' da cui la cava ha preso il nome. Ma sono di marmo di Creola anche pregevoli opere decorative di chiese ossolane come balaustre, battisteri e altari.
Un aspetto interessante relativamente all'uso dei lapidei nell'Ossola è che in secoli diversi venivano privilegiati ed utilizzati materiali differenti; per questo il succedersi degli impieghi consente una lettura storica assai articolata dell'architettura locale.
Non mancano esempi architettonici in cui si sfrutta ad arte l'effetto policromo di materiali diversi, generalmente marmo di Creola e pietra verde: è il caso dei resti della facciata trecentesca della Chiesa di San Francesco - Domodossola (VB).

I primi dell'Ottocento sono stati caratterizzati da diffuse applicazioni di granito di Baveno, nelle sue varie tonalità', utilizzato per colonne, zoccolature, scalinate, portali. La presenza del fiume Toce, in gran parte navigabile, ha permesso di ovviare alle oggettive difficoltà' di trasporto dei blocchi estratti ed ha consentito ai materiali ossolani di raggiungere città' relativamente lontane. Nella città di Pavia, ad esempio, i "Deputati di Fabbrica" scelsero, per la costruzione del Duomo e della Certosa, prevalentemente marmi ossolani provenienti dalla cava di Creola che ceduta nel 1500 alla Fabbriceria del Duomo. Quando verso il 1600 la cava di Creola parve esaurirsi vi fu uno spostamento dell'attività' estrattiva anche nelle vicine zone di Candoglia ed Ornavasso.

Ma e' senz'altro Milano la città' che evidenzia un maggior utilizzo dei materiali ossolani ed in cui si ritrova l'uso di materiali differenti in periodi diversi. Durante l'età' Comunale l'edilizia milanese ha basato il suo sviluppo principalmente sull'uso congiunto di laterizi e serizzo ossolano nella varietà' a grana medio-fine o ghiandonata. Questi materiali, forse in gran parte di riutilizzo, si riconoscono in colonne, capitelli o conci in varie chiese come quella di San Ambrogio, di San Simpliciano, di San Eustorgio, nel Palazzo della Regione, e nell'ormai distrutta chiesa di S. Maria di Aurona. L'età' viscontea conferma l'uso del serizzo e del ghiandole che vengono utilizzati nella Porta Nuova, nella Porta Ticinese e nella costruzione della Casa Borromeo.

Serizzo ancora nella parte muraria strutturale del Duomo, dove rivestimenti, decorazioni architettoniche e statuarie sono state eseguite invece nel noto Marmo Rosa di Candoglia. Il serizzo e' stato utilizzato anche per la costruzione delle Torri del Castello Sforzersco, con apprezzabili locali inserti di marmo ossolano, forse Condoglia. Nel '600, invece, viene privilegiato l'uso del marmo rosa di Condoglia, che viene utilizzato per la costruzione e colonne nella Villa di Don Ferrante Gonzaga.
Con l'età' Spagnola, nel secolo XVII°, si sviluppa anche nel milanese l'uso di graniti del lago Maggiore, sfruttati prevalentemente per la costruzione di colonne tanto che alla meta' dell'Ottocento, il Cassina stimava che ve ne fossero in opera circa 37,000.

Il granito di Baveno, le cui cave sono attive fin dall'inizio del secolo scorso, e' stato uno dei materiali che trova maggior riscontro nella capitale lombarda. Lo si può' vedere utilizzato, assieme al Bianco di Montorfano, nel porticato del Lazzaretto. In granito di Baveno sono anche le colonne del cortile della Pinacoteca di Brera, quelle del Senato, quelle del Cortile del Seminario di Corso Venezia e dell'Ospedale Maggiore (ora sede dell'Università' Statale di Milano). Questo granito, nelle sue varie tonalità' e' stato utilizzato anche in edifici religiosi come S. Maria alla Porta e Sant'Alessandro.

Ancora in granito di Baveno sono due colonne di 11 metri e mezzo nella controfacciata del Duomo, nonché' la gradinata. Il rosa di Baveno e' inoltre visibile nella parte esterna del Palazzo Serbelloni e nella chiesa di San Carlo con le sue 36 colonne. In periodi successivi e' stato utilizzato come elemento strutturale di facciate associato a sfondi intonacati, come nel Teatro alla Scala, o quale pavimentazione, osservabile in Corso Vittorio Emanuele a Milano. Si e' fatto invece uso di Granito Bianco nella chiesa di Sant'Angelo e nei chiostri del convento di San Vittore, oggi Museo della Scienza e della Tecnica.
Le pietre ossolane non si sono limitate a raggiungere Milano.

A Roma, ad esempio, si può' apprezzare il marmo di Baveno utilizzato nella costruzione di alcune colonne esterne della Basilica Lateranense. Le 84 colonne della Basilica di San Paolo Fuori le Mura sono invece costruite in Granito Bianco di Montorfano come pure le 136 colonne del quadriportico antistante la Basilica stessa, mentre sono spesso in marmo di Valle Strona i rivestimenti di edifici sia pubblici che privati.A Torino l'uso delle pietre del Verbano Cusio Ossola e' massiccio, come evidenziato dai porticati stradali più' belli della città' quali Corso Vinzaglio, Via Pietro Micca, Via Roma, Corso Vittorio Emanuele II°, via Sacchi. A Pompei, nel Santuario della Madonna, le colonne interne sono costruite in granito bianco Montorfano. I materiali ossolani sono stati e continuano ad essere impiegati anche a Genova, Napoli e Venezia.

Anche nei giorni nostri le pietre ossolane non hanno perso l'abitudine di viaggiare: tutt'altro. Sono numerosi, infatti, gli esempi eclatanti di impiego di materiali lapidei ossolani in opere di grande risonanza nazionale ed internazionale. L'abbattimento delle difficoltà' di movimentazione e di trasporto di blocchi e lastre stanno, infatti, facendo rivivere a questi materiali una seconda giovinezza; sono sempre in giro per il mondo, richiesti soprattutto all'estero grazie alle loro caratteristiche estetiche e tecniche. Nelle metropolitane di Milano, Bruxelles e Singapore infatti, i rivestimenti sono in serizzo, come pure in serizzo e' il pavimento e' il pavimento degli aeroporti di Francoforte e della Malpensa (Milano). In quello di Amsterdam si e' privilegiato l'uso della beola bianca, mentre in granito rosa di Baveno sono stati edificati sial il celebre monumento a Cristoforo Colombo a New York sia il Palazzo Reale a Bangkok. Materiali ossolani sono stati utilizzati anche nella realizzazione di pavimenti posati in Arabia Saudita e per la costruzione di una importante scultura dell'UNICEF, edificata con 27 tonnellate in marmo di Creola (Palissandro) ed intitolata l'Uovo della Pace.

 
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