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Pietre ed i loro usi
PIETRE E I LORO USI
L'Ossola e' di pietra. Questo ricordano i materiali pubblicitari della Val d'Ossola, quasi ad omaggiare quel materiale cosi' tenace e duro da lavorare che nel passato ha troppo spesso condizionato l'esistenza della gente Ossolana, ma dalla quale quella stessa gente e' comunque riuscita a trarre linfa vitale. Aldilà' di quelle che sono le opere architettoniche di grande importanza, la pietra Ossolana ricorre come un filo conduttore negli oggetti di uso più' comune.

La pietra ad esempio, suddivisa in lastre piane di circa mezzo metro, viene utilizzata come recinzione di apprezzamenti agricoli (oggi anche proprietà' private che vogliono riscoprire il gusto per le cose di una volta), mentre i masselli infissi nel terreno, una volta utilizzati per sostenere la vite, oggi vengono spesso utilizzati per sostegni di gazebo o recinzioni alte di importanti proprietà'. Dove i ciottoli erano eccessivi per un buon sfruttamento dei cambi, venivano raccolti ed utilizzati per la costruzione di muretti a secco e per la costruzione di cappellette o piccoli monumenti votivi, o ancora, per approntare percorsi agricoli selciati o lastricati. Materiali lapidei erano pure utilizzati insieme al legname nella costruzione di stalle.

Nei paesi e nelle cittadine essi erano utilizzati per lastricare le strade: se nelle vie principali si eseguiva una lastricatura con elementi a pezzature di grande dimensioni, in quelle secondarie, che sfociavano nella piazza del mercato o dove era previsto un passaggio di carretti, si prevedevano generalmente due corsie lastricate continue (trottatoi).
I vari materiali ossolani si ritrovano anche utilizzati nelle classiche strutture architettoniche, per la costruzione di portali, colonnati, davanzali, spalle ed architravi di porte e finestre e addirittura per l'esecuzione di tipiche gronde alla romana. I materiali nastriformi, invece, venivano utilizzati preferibilmente per costruire balconi a sbalzo sorretti da mensole, anch'esse in pietra, e il più' delle volte molto decorate.

Se per le pavimentazioni si utilizzava solitamente il granito, per le coperture di tetti e comignoli si dava la preferenza a lastre di beole per la loro maggior tenuta all'acqua e per la loro più' semplice lavorabilità'. Granito e serizzo venivano inoltre impiegati per la costruzione delle pietre per macine e nell'edilizia strutturale di ponti, case forti e castelli. E considerando che in passato i costi della manodopera erano bassi, l'impiego delle pietre era giustificato anche per la costruzione di oggetti domestici di uso comune, quali stufe, "furnet" utilizzati per scaldare la case, torchi, mortai, ed anche panche, tavoli e talvolta anche le tubature. Molto noti, oltreché' ormai rarissimi, sono i "lavaggi" della Val d'Ossola, recipienti in roccia serpentinosa verde conosciuta col nome di "pietra laugera".

Il marmo di Condoglia rappresenta un caso a parte. Nei tempi più' antichi vi era l'usanza che chiunque poteva cavare dal proprio fondo, per fini personali, le pietre che servivano per la costruzione della casa. Questa attività' estrattiva poteva essere espletata anche nelle proprietà' comunali, luoghi stabiliti dai consoli, in virtù' del "Diritto Specifico dei Vicini", di regola negato a chi abitava fuori dal Comune. In seguito il diritto di estrarre pietre pregiate fu requisito dal Re, il quale concedeva tale sfruttamento dietro tributo di una "regalia", mentre lo sfruttamento per fini economici veniva concesso solamente dietro pagamento di un congruo prezzo.
Questo accadde anche alle Cave di Condoglia e Creola che appartennero per un certo periodo a 11 comunità', ma che divennero ben presto di regio potere e, come tali, concesse o vendute. Il 24 ottobre 1387 Gian Galeazzo Visconti, Duca di Milano, concesse ai Deputati della Veneranda Fabbrica del Duomo il privilegio di estrarre da Condoglia il marmo che serviva per la costruzione del Duomo di Milano e di trasportarlo, senza dover pagare gabelle o pedaggi, fino a Milano. Non e' molto chiaro perché fosse stato scelto proprio il marmo di Condoglia: già' si sapeva della esigua consistenza del suo giacimento, ma certamente la vicinanza delle cava al fiume Toce, nonché' la possibilità' di trasportare i blocchi di circa 20 tonnellate via fiume su chiatte di 15-18 metri, gioco' a favore di questa scelta. Senza contare quanto pure la politica incise in questa scelta, consentendo a Gian Galeazzo Visconti di dotare i suoi possedimenti ossolani di avanzati mezzi di trasporto e militari.

Oggi il marmo di Condoglia viene quasi esclusivamente utilizzato per il restauro conservativo costante effettuato al Duomo di Milano; infatti la concessione estrattiva fu confermata ed estesa a tutto il giacimento con gli affioramenti presenti e futuri anche se vennero concessi ai Comuni di Mergozzo, Bracchio, Condoglia ed Albo la possibilità' di estrarre questo materiale, ma solo per uso personale.

 
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